Nerio Rosa - lorianavalentini

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Nerio Rosa

Critica

                     MICROCOSMI DI UN CAOS ORDINANTE

Una situazione epocale (giugno 2015)
Le ultime opere di Loriana Valentini non possono essere osservate come un lavoro di ricerca o di approfondimento. Esse documentano un cambiamento linguistico che mostra i segni di un profondo rinnovamento epocale. Ai caratteri culturali del Moderno, che in pittura, nella seconda metà del XX secolo, continuavano a riproporre superfici materiche in evoluzione e sapienti gestualità controllate, dal 1970 si opposero nuove modalità esecutive di linguaggi espressivi imposti dalla cultura postmoderna. Per cui la creazione artistica non sembrava più legata ad una semplice evoluzione di stili, ma mostrava caratteri e forme nuovi. Il concetto stesso di opera d’arte, in epoca postmoderna, non indicava più solo una costruzione d’immagine, ma cercava una emergenza fenomenica nella quale potesse apparire l’autoportanza autonoma di una nuova creazione. Ogni risultato infatti mostrava il rifiuto di seguire passo passo una conclusione predeterminata per scoprire nuovi valori in una realtà che sembrava autoproporsi. Certamente i nuovi aspetti linguistici non potevano essere accolti con facilità da chi possedeva metodologie e qualità formali tradizionali. Ma l’appartenenza al proprio tempo non poteva trascurare una certa ansia che le didattiche del passato non riuscivano sempre a superare, senza contare che il positivismo storicista delle scuole diventava ogni giorno più obsoleto e privo di una qualche possibilità di svolgimento evolutivo soddisfacente. Il non considerare poi l’importanza della contaminazione degli stili evitava nuove aperture e isolava il lavoro degli artisti. L’opera contemporanea invece, resa autonoma, diventava un piccolo cosmo, che aveva i suoi attrattori, necessari a sostenere la propria realtà commensurabile. Tutti i caratteri dell’arte postmoderna, scoperti e individuati dal lavoro dell’artista, non nascono dall’applicazione di uno schema operativo: è necessario recuperare una complessità citazionista che non escluda la partecipazione dell’inconscio. Anche la trasversalità, la perdita del centro e del fondamento, il caos organizzante, sono caratteri che si individuano a posteriori: non sono applicabili, ma riscontrabili in un’analisi fenomenologica per ricerca di senso, iniziando con l’individuare i caratteri di un linguaggio contemporaneo rinnovato e legato ad una matrice decostruzionista.

Caratteri di un linguaggio postmoderno
Nei lavori più recenti di Loriana Valentini, la caoticità di ampie pennellate bianche e ritmiche evidenzia la complessità di attrattori che organizzano una superficie solida e compatta, nella quale emergono elementi come presenza, a tratti inquietante, che non sembra mancare di un qualche richiamo ad un erotismo espressivo. Delle qualità personali evidenziate secondo i dettami del Moderno permane in tutte le opere lo spessore di una sintesi, che dà un aspetto personale al lavoro senza turbare la varietà dei temi evidenziati né l’orientamento contemporaneo. L’artista, con una serenità rammemorante, riesce così a far convivere il suo nuovo linguaggio espressivo con la sua formazione di base. Di questa pacata e decisa variazione di modi operativi andranno osservati nel prosieguo del suo lavoro gli svolgimenti essenziali di momenti evolutivi. Ma una prima riflessione sulle modalità esecutive odierne dell’artista va effettuata senza indugi, anche per favorire la conoscenza di espressioni dai caratteri così significativi. La recente produzione dell’artista sembra dominata da una costante operazione linguistica: quella di individuare e riservare una porzione di interventi pittorici che aprano un varco scuro, di maggiore intensità cromatica, entro una prevalente diffusione di elementi compatti e ritmicamente chiari. Nella superficie coprente e massiva il mix del varco, profondo e modulato, è immerso nel più ampio contorno variegato, assorbendo ogni differenza in un microcosmo unitario, in cui le tracce energetiche di pennellate ampie e caotiche creano la trama di una elegante armonia. Le emergenze di più intenso cromatismo sono ben delimitate tra centro e periferia, ma non rappresentano un punto di attenzione percettivo, in quanto le volute coprenti della intera superficie ne assorbono il ritmo in percorsi multipli, in cui prevale la circolarità, pur costituendo frattali apparentemente divergenti, ma resi compositi da una complementarietà risolutiva. Si tratta della consistenza di una superficie materica elaborata, che tuttavia suggerisce lievità perché, nei varchi cromatici come nelle volute più chiare, si allestisce lo scenario di assorbimento dell’intero e si palesa l’emergenza di un richiamo, insieme complesso e neobarocco: complesso perché basato sulla coesistenza di pieni e di varchi, di chiari e di scuri, di volute e controvolute; neobarocco perché la ricchezza delle superfici costituisce una ridondanza che, mentre conquista il pensiero debole dentro di sé, offre fuori di sé un disordine apparente che meraviglia per la sua preziosa e composta eleganza. Tutto questo definisce un risultato espressivo dal carattere postmoderno e dalle prerogative fenomenologiche, in un operare lontano da una costruzione tradizionale d’immagine. Infatti, ad esempio, va ricordato di nuovo che l’insorgenza di attrattori non nasce dall’applicazione di un metodo operativo, ma dalla concatenazione sintetica e unitaria degli elementi gestuali di una superficie realizzata. Sembra che l’artista, acquisita la libertà di un lavoro autonomo, estenda alla propria opera una possibilità di autodeterminarsi. Nasce così nei quadri di Loriana un richiamo inconscio alla fenomenologia heideggeriana, che considera inderogabile l’attributo libero e autonomo di un’opera.

Indicazioni per una ricerca di contenuti
Una lettura fenomenologica, più che biografico-esistenziale, consente di affermare che l’artista trae l’ordine dal caos, inserendo con forza sulla tela sia la sua parte nascosta che introduce al buio, sia la sua parte trasparente che si articola in mille direzioni di tracciati, solo apparentemente simili, ma in effetti realizzati con curve e campi di energia tanto variegati quanto assorbiti dalla prevalenza di una lieve, compatta e invasiva circolarità di fondo. In mancanza di centro e di periferia, di prevalenza di emergenze o di profondità, di tratti allusivi o di percorsi dichiarati, di linearità o di circonvoluzioni, tutto è risolto nel superamento dell’endiadi e nella fusione delle contraddizioni, con un piccolo richiamo ai principi del Taoismo, per il trascendimento della sua illimitata circolarità che risolve ogni opposizione in una unità armonica rasserenante. La lievità viene allora a dipendere da un sereno distacco aereo, che galleggia sul mondo con disinvolti tracciati auto portanti. Se mai un freno si insinua a tacere dissepolte esperienze, è nel preziosismo soffuso dei tratti ampi e variegati che tengono unite le ambivalenze, attutendone ogni drammaticità o latente lacerazione. Per ciò che riguarda la genesi di tale connotazione linguistica, anche al fine di individuare i caratteri di una poetica emergente, va detto che l’esordio straordinario di tale operatività personale, che lascia un esercizio scolarizzato e ripetitivo per salire con fiducia verso una netta autonomia di modi espressivi, non può che nascere dalla forza di un vissuto empatico e sconvolgente che, in modo repentino, abbia fornito una energia necessaria a far riflettere sul proprio percorso anelante ad un risultato artistico maturo, ormai raggiungibile individualmente. E il relativo bilancio, dopo una analisi dei risultati di un lungo lavoro condiviso, ricco di passione e di dipendenze, ha spinto l’artista a cercare un isolamento che consentisse di mostrare la sua identità, seguendo con coraggio e determinazione modi personali legati alla autenticità dei suoi sentimenti di libertà, espressi in modi consoni ai caratteri della contemporaneità. La grande libertà espressiva, conquistata oggi da Loriana dissolvendo le regole di composizione formale praticata nella didattica del Moderno, non conduce subito l’artista alla scomposizione informale e alla ricomposizione di mondi virtuali, ma a trarre, appunto, l’ordine dal disordine, secondo le ispirazioni delle tendenze postmoderne che contemplano la complessità simultanea del senso e del rivelato, del frattale e della circolarità, dei varchi e dei pieni, dell’estensione massiva e della lievità delle circonvoluzioni, immergendo nel quadro unitario di un microcosmo le distinzioni oppositive, risolte in intrecci di percorsi che si alimentano di dimensioni e di energie complementari, rinviandosi l’un l’altro come la complessità della vita e l’ontologia della contingenza esigono. Loriana Valentini ha rotto così ogni determinismo e schematismo geometrico, ogni linea di rappresentazione premeditata, ogni rispondenza a trame compositive. Si tratta, in breve, di un linguaggio nuovo e affascinante che estrae articolazioni differenziate nella superficie, resa compatta da interventi selettivi di ampie tracce gestuali, che rendono un microcosmo intorno al varco di attrattori indefiniti, quanto decisamente significanti.

Una evoluzione rasserenante e una ricerca di senso (secondo semestre 2015)
Come abbiamo già individuato, il modulo ritornante nella produzione recente dell’artista nella prima estate veniva colto come un “caos ordinante”, in cui un varco buio e di maggiore intensità cromatica veniva contornato da una superficie di ampie volute chiare, creando un rapporto di armonia visiva tra un attrattore oscuro e un turbine circolare formato da ampi e forti tracciati. Era individuabile una energicità vitale nascosta, come forza di un eros liberatorio, ancora raccolto nella rassicurante e complessa superficie avvolgente. E Loriana, nel recepire, anche in modo inconsapevolmente intuitivo, questa lettura critica della sua opera, ha mostrato di aver preso atto che forse nel mistero latente del varco scuro contenuto nelle immagini si potesse riflettere un anelito di libertà come simbolo di liberazione da rigorose costrizioni, sia della prima giovinezza sia della guida didattica della sua formazione pittorica. Non si tratta però di richiami personali e insofferenti, quanto di un rendersi conto che la vita contemporanea non accetta più una passività artistica operativa. Si è preso atto cioè che i tempi sono cambiati, ma anche che le istanze di libertà possono non rinnegare gli affetti familiari del passato né lo studio artistico intransigente delle indicazioni scolastiche, legate al proprio bagaglio di acquisizione e al proprio vissuto empatico. Un primo segnale di evoluzione linguistica, riscontrata nelle opere realizzate nel prosieguo dell’attività estiva, permette di notare una maggiore attenzione a lavorare sui varchi, senza riproporre una centralità di visione ed evitando tensioni energetiche da frattali. Si evidenziano così ricerche di uniformità di superfici o individuazioni di attributi plastici: i varchi prendono il sopravvento, pur senza togliere alle visioni nel loro insieme una efficacia attrattiva. Alcune riflessioni su queste variazioni artistiche del lavoro di Loriana Valentini vanno registrate, anche per consentire la formulazione di una prima, convincente lettura di senso. A volte capita che l’artista interiorizzi il giudizio critico, formulato come interpretazione di un mistero allusivo rinvenuto nelle opere, e di conseguenza cambi alcuni dati del suo linguaggio espressivo, perché orientato da quanto già rivelato. Può accadere che alcuni nuovi moduli emergano proprio tenendo conto di una presa di coscienza sollecitata da indicazioni critiche. Di conseguenza l’artista può aver avviato nuove ricerche linguistiche, per adeguare le sue opere alla raggiunta consapevolezza che, col suo carattere attivo, emotivo, secondario, e quindi privo di slanci drammatici e di entusiasmi immediati, si potesse presentare la tensione di una visceralità erotica inconscia, non relativa ad un vissuto sensuale ma alla liberazione di relazioni sociali, forse oppressive, nella memoria di itinerari evolutivi della sua condizione femminile verso l’emancipazione di forme autoritative nei suoi contesti privati e pubblici. Questo senso di libertà, espresso in modo più consapevole nelle opere realizzate in piena estate, si è tradotto in moduli espressivi che ricalcano quanto già evidenziato, ma acquisendo una vera e propria svolta, che riguarda risultati meno misterici e più rasserenanti. Infatti il varco cromatico tende a trasformarsi in un fondo aperto, con molti richiami e apparizioni sull’intera superficie, dove si stendono non più circonvoluzioni drammatiche, ma elementi distribuiti senza torsioni e con minore corposità. Una lievità maggiore accetta come naturali i rapporti tra le manifestazioni oscure, ora più estese, e le coprenti stratificazioni chiare: fuor di metafora, si accetta ormai una convivenza di serena alternanza tra le istanze della voce del sottosuolo, che invoca libertà ed emancipazione, e le avvolgenti atmosfere di una quotidianità trasparente, che non risulta più oppressiva ma solo vincolante. Loriana non ha più timore delle voci nascoste del suo eros più o meno individuato e delle vocazioni alla libertà contro le reti autoritarie. L’artista accetta consapevolmente l’esistenza di ampie stratificazioni che alla luce del giorno offrono soffuse reti di costrizione, tollerabili in quanto apparizione qua e là del sostrato oscuro da cui emergono le energie spontanee di forze, solo apparentemente tese e drammatiche, in effetti irriducibili e presenti quali segnali di uno spirito desiderante, naturalmente proteso alle suggestioni di libertà nello spazio interiore, perché si emancipi nello spazio relazionale pubblico. Sono queste le indicazioni che possono venir fuori da una prima ricerca di senso di un lavoro, solo apparentemente stagionale, che mostra i caratteri di un nuovo linguaggio artistico, personale ed autonomo, da seguire con attenzione per l’indubbio spessore culturale della sua reale consistenza.

 
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