Manuela Vallerani - lorianavalentini

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Manuela Vallerani

Critica


         
EVOLUZIONE DI UN LINGUAGGIO ARTISTICO
           NELLA CONTEMPORANEITÀ POSTMODERNA


La produzione attuale di Loriana Valentini si inserisce nella evoluzione della pittura informale e della sua espressione legata alla “Nuova Figurazione”, con riferimento in particolare alla corrente gestuale. A partire dal secondo dopoguerra, le relative poetiche hanno rappresentato, negli Stati Uniti come in Europa, l’affermazione di un universo anti razionale, lontano dalla definizione di forme riconoscibili, che trovava nell’intreccio di segni ritmicamente articolati la sua testimonianza ontologica e nello stesso tempo poietica, legata cioè all’essere e al fare pittorico. L’iniziale rimando dell’Action Painting all’esistenzialismo filosofico di Jean Paul Sartre e di Maurice Merieau Ponty lasciava spazio, nei lavori della Valentini, all’arcana potenza di un gesto espressivo che faceva intensamente vibrare le corde dell’inconscio, senza alcuna pretesa di realizzare una costruzione compositiva intellegibile. Un approccio interessante per una lettura critica delle opere della Valentini può avvalersi della psicologia dell’arte, una disciplina relativamente nuova e dai confini incerti, che indaga i processi mentali coinvolti nella produzione artistica e quindi i significati intrinseci di cui l’opera è portatrice. Inoltre, per un’analisi fenomenologica necessaria per una ricerca di senso è indispensabile superare le logiche deduttive di una estetica trascendentale e partire da considerazioni eidetiche per raggiungere una visione legata ad emergenze empatiche mediate dalla coscienza. Nelle relazioni con l’arte visiva, fondamentale è in tal senso il ruolo svolto dalla psicologia della Gestalt, secondo cui l’opera d’arte è da considerarsi nella sua totalità, in una unitarietà d’insieme data dall’interazione e dalla somma dei singoli elementi. La combinazione dei vari attrattori, l’equilibrio armonico tra segni e nuove superfici sono alla base di quella globalità percettiva, che spiega l’empatia provata dal fruitore e insieme l’intenzionalità dell’autore. È quanto accade nelle opere della Valentini, caratterizzate da un caos calmo di pennellate chiare e scure sovrapposte in un gioco di direttrici ritmiche e oblique. Si tratta di una pittura di impronta postmoderna, che possiede un dinamismo interno fermato con abilità sulla tela nella resa di una superficie compatta. Tale risultato è il frutto di un’evoluzione naturale maturata in venti anni di lavoro, quando l’artista ha appreso tecniche e metodi tradizionali del fare pittorico all’interno della scuola di Gianni Massacesi, fondata sull’applicazione di schemi operativi tradizionali, utili come formazione di base. Oggi è possibile però individuare una radicale trasformazione dell’agire artistico di Loriana Valentini, in relazione soprattutto ad una vicenda personale, che nel tempo l’ha portata ad esteriorizzare un profondo travaglio, sublimando attraverso l’atto creativo pulsioni e desideri nascosti. Il bilancio che l’artista ha potuto realizzare in tale circostanza le ha permesso di avvertire l’evolversi del linguaggio artistico contemporaneo e un desiderio di aggiornamento espressivo, da raggiungere con una autonomia che consentisse risultati artistici personali. E questo era possibile con una reazione decisa verso un lavoro che abbandonasse sudditanze culturali e le desse uno slancio nuovo e distante da condizionamenti esterni. La protesta inconscia verso tutto ciò che potesse configurarsi come oppressivo era un passaggio obbligato per soddisfare un anelito di libertà operativa. Il carattere emergente di visceralità erotica che si evince nei suoi lavori è quindi il segno di una protesta verso imposizioni subite nella prima giovinezza e iterate da modi didattici, utili sul piano formativo ma non condivisibili nel nuovo clima culturale postmoderno. Un tale aspetto assume inizialmente una drammaticità, evidente nel celare la profondità di varchi cromatici scuri, ma stemperata in seguito quando l’artista acquisisce la consapevolezza che i varchi non contengono il richiamo ad una sensualità da occultare, ma una volontà di rinnovamento, nella quale tutti gli elementi  possono ricomporsi in una sintesi armonica. Nei lavori della prima fase di passaggio emerge pertanto una tensione che si configura come una volontà inconscia di affrancamento, poi pacificata e distesa nelle opere dell’ultimo periodo. Questo moto interiore esula da una sfera di carattere sociologico e culturale per affermarsi come puro discorso esistenziale, in un percorso che va da una sorta di catabasi ad una catarsi, simbolicamente sottesa dalla prevalente gestualità di ampie pennellate bianche che intervengono a coprire le porzioni cromatiche più scure. L’artista ha trovato dunque dentro di sé una forza capace di farla reagire a ciò che intuitivamente sentiva come limitazioni. Questa libertà le ha consentito di esprimersi in termini di un distaccato e sereno isolamento che l’ha indirizzata verso un linguaggio più legato ai caratteri della contemporaneità, un linguaggio personale, non più debitore di tecniche tradizionali e metodologie operative da seguire come modello primario per la realizzazione di opere omogenee e definite, ma concluse con una cifra stilistica autonoma che offre stimoli e spunti di riflessione alla luce di parametri critici quali la contaminazione stilistica, la complessità della forma e della fruizione, in un rapporto sostanziale tra nuove suggestioni e creazione artistica di microcosmi da trarre fuori ordinatamente dal caos.

 
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